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mercoledì 8 febbraio 2017

Let's talk about #6


Let's talk about è una rubrica a cadenza casuale in cui vi parlerò di film, telefilm, curiosità su un argomento random scelto volta per volta.

Buongiorno lettori, bentrovati! 
Oggi ho il piacer di ospitare una mia cara amica, Maria, che in occasione di una mia particolare richiesta ha scritto la recensione di 'Kafka sulla spiaggia'.
Dovendo stare dietro al blog, spesso perdo alcune belle letture, magari non abbastanza pubblicizzate, così ho pensato di poter rimediare attraverso gli occhi di qualcuno che avesse gusti e opinioni (non sempre) diversi dai miei. 


Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti a Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il primo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico. Mentre il secondo, Nakata, fugge dalla scena di un delitto nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile, schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Inquietante, avvincente e visionario, Kafka sulla spiaggia è il romanzo che consacra Murakami come uno dei piú grandi narratori contemporanei.




« Ma non ho ancora capito che cosa significa vivere, » dico.
« Guarda il quadro, » dice lui. « Ascolta il rumore del vento. »
Annuisco.
« Adesso dormi, » dice il ragazzo chiamato Corvo. « Ascolta il rumore del vento. »
Annuisco.
« Ne sei capace. »
Annuisco.
« Adesso dormi, » dice il ragazzo chiamato Corvo. « E quando ti sveglierai farai parte di un mondo nuovo. »
Così finalmente ti addormenti. E quando ti svegli, fai parte di un mondo nuovo.

Kafka sulla spiaggia, Capitolo Quarantanovesimo.


Ho deciso di utilizzare come incipit di questa recensione proprio quelle che sono le battute finali dell’ultimo capitolo di questo romanzo, “Kafka sulla spiaggia”, che è stato letteralmente in grado di stregarmi e di monopolizzare la mia attenzione ed il mio tempo per quasi un mese.
Perché scegliere proprio questo passaggio? Perché, a mio parere, in queste poche parole è riassunto perfettamente il significato o, almeno, quello che per me ha significato questo libro: una ricerca continua di sé stessi, dell’amore, del vero significato della vita, della differenza tra il bene e il male, di una madre, di una sorella; e la risposta ad alcuni di questi quesiti, che tormentano e non danno tregua al “ quindicenne più tosto del mondo Tamura Kafka (metafora di tutti noi), sarà inevitabilmente una: « Ascolta il rumore del vento. »
Non starò qui a fornire dettagli e/o spoiler su quella che è la trama del libro, ma cercherò, nel mio piccolo, di raccontare ciò che per me ha significato questo libro: compito certamente non semplice, e chiunque ha già letto il libro, o lo leggerà, capirà cosa voglio dire.
Partirei con la prima e più ovvia (o forse non proprio così ovvia) considerazione che si può fare al riguardo: “Kafka sulla spiaggia” non è un libro come gli altri, o almeno non lo è stato per me.
 Murakami riesce, grazie al suo stile narrativo chiaro, scorrevole, coinvolgente e, aggiungerei, quasi familiare, a trasportare il lettore in luoghi eterei, lontani dalla realtà e dalla vita quotidiana, permettendogli di vivere esperienze quasi mistiche: forse noi tutti vorremmo avere, al di là di una foresta minacciosa e intricata, un villaggio pronto ad accoglierci, un villaggio in cui il tempo si è fermato, o forse non è mai esistito; un luogo in cui esistono, come fantasmi senza memoria, le persone che abbiamo più amato, che ci hanno più attratto fisicamente, mentalmente, sentimentalmente, le persone del nostro passato e del nostro presente, pronte ad ascoltare i nostri interrogativi e le nostre insicurezze, senza che però possano dare una risposta definitiva ai nostri dubbi, alle nostre incertezze, alle nostre paure: personaggi che non sono altro che una personificazione della nostra stessa mente, del nostro stesso animo, e non potranno far altro che fornirci risposte già presenti in noi stessi, in maniera conscia o inconscia.
C’è poi Nakata, l’altro protagonista del romanzo, un dolce uomo di mezza età, privato in età infantile, da un incidente misterioso e in maniera inspiegabile, delle sue capacità intellettive: Nakata non è in grado né di ricordare nulla né di apprendere nulla, anche le cose più elementari come leggere, scrivere e contare; questo enorme deficit è però compensato dalla sua singolare capacità di parlare, letteralmente, con i gatti del suo quartiere.
Nakata si dimostrerà un uomo puro, la cui forza enorme è data dalla bontà e semplicità del suo cuore, della sua mente e delle sue azioni. Arriverà a sacrificare sé stesso, per adempiere al suo ruolo di guardiano del passaggio che permetterà a Tamura di ritrovarsi nel villaggio oltre la foresta, pronto forse a ritrovare sé stesso, o forse a cominciare a mettere insieme i pezzi della sua vita.
Verranno poi toccati dall’autore, in maniera sempre chiara e profonda, moltissimi temi, dall’ambiguità sessuale di Oshima, alle rivolte studentesche e violenze del ’68, alla perdita del grande amore giovanile della signora Saeki, direttrice della biblioteca dove Tamura si rifugerà dopo la fuga da casa.
Strutturalmente, il libro è diviso in 50 capitoli, 49 numerati, e uno (il capitolo tra il quarantaseiesimo e il quarantasettesimo) fornito di titolo, per un totale di 514 pagine. I capitoli alternano la narrazione della storia di Tamura a quella della storia di Nakata.
Elemento onnipresente e legante di tutta la storia è la continua citazione di diversi brani e generi musicali: si va dai Beatles, a Eric Clapton, a Prince, passando per John Coltrane e Haydn: Murakami riesce a trasmettere, al lettore e ai personaggi nati dalla sua penna, l’enorme passione che, in maniera palese ed evidente, prova per la musica (elemento, quest’ultimo, molto presente anche in “Norwegian Wood”, altro romanzo di Murakami, che ho letto dopo “Kafka sulla spiaggia”), facendo venir voglia al lettore di immergersi in quelle melodie e canzoni continuamente presenti e fondamentali nella narrazione e nella vita dei personaggi. E d’altra parte, essendo io stessa una grandissima appassionata di musica, mi chiedo come sia possibile una vita senza una colonna sonora continua, scelta da noi o dagli altri, poco importa, che riesca ad accompagnarci, in maniera giornaliera, e ad aiutarci a vivere i momenti più disparati, da quelli felici a quelli meno felici, da quelli riflessivi a quelli irrazionali. (A tal proposito, lascio il link di un sito trovato sul web, sul quale qualcuno ha ben pensato di creare una playlist per ogni romanzo di Murakami, contenente, una per una, tutti i brani citati in ogni sua opera, e che torna estremamente utile durante la lettura, per chi volesse immergersi quasi completamente nella lettura. http://haruki-music.com/ )
Concludo questo che forse, più che una vera e propria recensione, è un invito a leggere piuttosto lunghetto:
se avete tempo (ma anche se non ne avete!); se volete lasciarvi trasportare in un mondo familiare, eppure onirico ed etereo; se volete interrogarvi sul senso della vita, e siete pronti a mettere in discussione voi stessi, insieme con i personaggi del romanzo, arrivando forse sì o forse no ad una risposta; se volete assaporare una cultura ed un mondo diversi dai nostri occidentali (ma forse neanche tanto); se volete tutto questo, e ancora molto altro, o forse anche meno, allora questo è il libro che fa per voi, è il libro che chiunque dovrebbe leggere, il libro a cui chiunque, più o meno scettico, dovrebbe dare una chance.
(Morale della favola: accattatavill e leggete leggete, costa pure poco, edizione Einaudi Super a soli 15 euro circa, copertina flessibile).

 Io ho trovato queste parole davvero evocative, spero che in qualche modo vi colpiscano altrettanto e, oltre che ringraziare Maria per il suo contributo, la invito a scrivere dell'altro perché sono stata molto orgogliosa e felice di ospitarla sul mio blog con un libro che mette in discussione se stessi e il modo di guardare la vita.

                                                                                                               Bacini, Cris






venerdì 12 agosto 2016

Let's Talk About #5


Let's talk about è una rubrica a cadenza casuale in cui vi parlerò di film, telefilm, curiosità su un argomento random scelto volta per volta.


Spesso ci troviamo a parlare della fissa presa per una o più serie tv.
Io, ad esempio, sono innamorata di 'Ouat' e ne ho seguite altre come Gossip Girl o Grey's Anatomy.
Esiste però un'altra parte di mondo in cui le serie tv non sono propriamente come le conosciamo. 
Grazie alla mia bestfriend storica, Rosa, vi propongo un approfondimento sul tema serie tv/ DRAMA. 


A chi non conosce il mondo televisivo asiatico può sembrare strano sentire un appassionato del continente orientale usare spesso questa parola, ed è facile fraintenderla con il nostro “dramma”. In Asia questo termine è usato nel suo significato originale di “rappresentazione tramite spettacolo” e indica semplicemente … i telefilm. I fan l’hanno successivamente importato in Occidente per indicare specificamente le “serie tv asiatiche”.
Come per il cinema coreano, anche i drama coreani non hanno nulla da invidiare alle serie tv americane, sia come qualità, sia come pubblico internazionale. È anzi molto probabile che alcune di esse abbiano addirittura più spettatori nel globo rispetto alle serie tv statunitensi. I drama coreani spaziano tra i più disparati generi per soddisfare i gusti di tutte le persone.
Sageuk: sono incentrati su argomenti storici e drammatizzazioni romanzate della storia coreana. Posseggono generalmente trame molto elaborate, con numerosi costumi, linguaggio arcaico, intrighi politici, scenografie spettacolari ed effetti speciali. Componenti di rilievo di questo genere sono le “le arti marziali “, i combattimenti con la spada, l'equitazione ed altri sport. 

Serial contemporanei: I luoghi delle storie ambientate nella Corea moderna sono delle più varie (un ristorante o l'ufficio del sindaco), così come le trame, che possono avere toni seri ma anche comici. Spesso ruotano intorno alla famiglia ,una storia d'amore e alle relazioni umane, e possono includere complicati triangoli o quadrangoli amorosi. I drama giornalieri dipingono in genere i contrasti familiari, concentrandosi intorno alla figura della donna coreana, che sacrifica se stessa per la felicità della propria famiglia.

I drama coreani sono di solito scritti da un solo sceneggiatore e diretti da un unico regista. Il numero di episodi oscilla, generalmente, tra i dodici e i ventiquattro, ognuno della durata di un'ora. Se di genere storico-epico, spesso il serial raggiunge anche i cinquanta o i duecento episodi in un'unica stagione. Vengono trasmessi sui principali canali nazionali (KBS,SBS,MBC,JTBC,TVN,OCN). Raramente un drama viene trasmesso alla fine delle riprese. Siccome la produzione comporta alte spese, le compagnie cercano di filmare gli episodi nel minor tempo possibile. Mentre i primi quattro episodi vengono generalmente ripresi in anticipo, gli altri sono girati durante la trasmissione televisiva. 
In Giappone le serie tv si chiamano dorama. Pechino produce circa trentamila episodi di vari tv drama all’anno, la maggior parte dei quali vengono trasmessi anche in Giappone e Corea del sud. Alcune serie tv asiatiche spesso varcano il confine  su supporti digitali e arrivano illegalmente nelle case dei coreani del nord. E dire che si rischia grosso a far passare gli episodi oltre il confine, perché nelle serie tv si raccontano storie che secondo il regime di Pyongyang sarebbe meglio non far vedere al popolo. 


A caratterizzare drama e dorama è “la censura” poichè devono rispettare determinati canoni e regole. La tv nazionale è ovviamente molto più esigente e passa al setaccio tutto ciò che verrà dato in tv per approvarlo o meno. Ecco perché in alcuni drama si vedono per esempio lame di coltelli, sigarette e marche pubblicitarie offuscate .

In Italia, come nel resto d'Europa, i drama coreani sono noti agli appassionati grazie al fenomeno del fansub. Nell'aprile 2010, AnimeClick.it e il portale Corea-Italia, in collaborazione con la rete KBS, lanciarono un sondaggio tra i loro utenti per sapere se fossero favorevoli o meno all'arrivo dei drama coreani in Italia. Il 52% si dichiarò d'accordo, pertanto KBS propose l'acquisizione di Kkotboda namja e Iris ad alcune emittenti italiane: queste chiesero una versione doppiata perché i sottotitoli non avrebbero attirato pubblico, ma la rete coreana, non disponendo delle risorse, non poté farlo; Sky, invece, ritenne che non fossero prodotti adatti al pubblico europeo.


Il primo e unico drama trasmesso sulla televisione italiana fu Dream High, andato in onda sul canale   Super! nel 2013. Doppiato, non è privo di alcuni rimaneggiamenti (nomi in inglese, episodi suddivisi in due parti, scene tagliate) e censure, volte alla rimozione dei contenuti inadatti al target della rete. Successivamente, su You tube il canale ha caricato le puntate senza censure.


 In Italia sono stati girati due drama: Only You del 2005, ambientato quasi interamente a Vicenza, e Athena - Jeonjaeng-ui yeosin (2010-2011), con alcune scene girate a Vicenza,Padova e Belluno. Per finire con il drama “Saimdang, Light's Diary”,in onda quest’anno,con alcune scene girate a Bologna e Firenze.Nonostante il successo di questo genere è difficile trovare un produttore che decida semplicemente di tradurre per il pubblico occidentale dei drama asiatici. Vale invece il contrario, per cui sono spesso colossi americani che partecipano alla produzione di serie sudcoreane oppure comprano i diritti per i remake.




Con questo approfondimento davvero interessante, ringrazio Rosa che ha scritto questo articolo per me e per voi, e per chiunque voglia saperne di più sul mondo asiatico lascio anche il link alla sua pagina fb in cui recensisce musica e drama orientali. 

Bacioni, Cris






sabato 30 aprile 2016

Let's talk about #4



                                               Salve a voi, miei prodi lettori! 
Vi avevo detto che avevo in serbo per voi un paio di post speciali e stranamente oggi mantengo la mia promessa con un nuovo appuntamento di Let's talk about!


                                           
Let's talk about è una rubrica a cadenza casuale in cui vi parlerò di film, telefilm, curiosità su un argomento random scelto volta per volta.



L'argomento di oggi, di cui avrei dovuto parlarvi già da tempo è BARCELLONA!


Il giorno di Pasquetta sono partita con il mio fidanzato per un viaggio, di cui vi avevo anticipato qualcosa sul blog, con meta Barcellona. 
Siamo stati in questa splendida città solo per tre giorni ma devo dire che ne è valsa la pena! Abbiamo camminato tantissimo, anche perchè volevo far vedere al mio fidanzato il maggior numero di posti artistici della città. 
Io, infatti, c'ero già stata in viaggio d'istruzione con la scuola e l'avevo davvero adorata. 
Non so quanti di voi non ci siano ancora stati ma ve la consiglio appassionatamente.

Barcellona è una città moderna, le strade sono larghe e poco trafficate, ci sono diversi viali alberati e i trasporti sono davvero perfettamente funzionanti. 
Il mio ragazzo ed io abbiamo fatto un biglietto 'multiviaggiatore' da dieci corse, potevamo passare con lo stesso biglietto per un totale di dieci corse, utilizzabile sia per i treni regionali  che per le metro.
Le metropolitane sono collegate tra loro in modo perfetto, vicino ai monumenti principali, e vi dirò, non abbiamo mai aspettato per più di trenta/ quaranta secondi che arrivassero. 
Abbiamo alloggiato in un posto fuori Barcellona, Granollers per la precisione, che dista circa trenta minuti con il regionale dalla città, ma ne è valsa davvero la pena. 
L'hotel Ciutat de Granollers è un hotel davvero stupendo, oserei dire quasi lussuoso e per il prezzo pagato (davvero non alto!) e i servizi offerti, meritava quei quaranta minuti. 
Ci hanno serviti dei piatti tipici ma squisiti come le verdure saltate con il prosciutto (jamòn per la precisione) e i fagioli con seppie e calamari che ha provato il sicuramente più audace moroso. 
La sera , essendo così lontani dal centro , non siamo usciti a far baldoria, anche perchè onestamente eravamo davvero esausti!


Questa è la paella che ci hanno servito a pranzo l'ultimo giorno. 
Il riso era davvero saporito ma il pesce lasciava un po' a desiderare. 
La cosa non mi ha sorpreso perchè, per chi non lo sapesse, questo piatto è tipico di Valencia, nonostante ovviamente lo facciano anche in altre parti della Spagna. 
La paella assume questo nome dalla particolare pentola dove viene cotto il riso. 
Vi dirò, buonissimo! 

Vi sconsiglio, invece, le patate con la salsa all'aglio, sono terribili! 
Dopo aver bevuto due bottiglie d'acqua, due di coca e aver mangiato la paella, siamo ricorsi a metodi drastici: le gomme! 


Questa è una parte della facciata della meravigliosa 'Sagrada Familia', una delle opere più belle e armoniose di Antonì Gaudì, un architetto davvero fantastico.
L'interno della basilica, in un gioco di luce e colori, ti ispira un senso di perfetta comunione con ciò che ti circonda, che immagino fosse uno degli obiettivi del maestro. 
La Sagrada Familia si prospetta finita entro il 2020 nel centenario della morte del suo architetto, ma anche così è l'unica opera 'ancora in costruzione' che accoglie un afflusso di turisti così vasto. 
I progetti in 3D che mostrano la Sagrada completa sono eccezionali ed emozionanti, sarà sicuramente una delle più belle opere religiose mai costruite. 




















Questo è LA BOQUERIA, uno dei mercati più grandi e colorati che io abbia mai visto. Ci sono specialità di ogni genere, dai fruit's juice alle barche di pesce, torroni e cioccolato di ogni tipo! E' stato fantastico passeggiare per queste bancarelle, abbiamo acquistato un barattolo pieno di frutta (come quello che vedete in foto) anche non di stagione ma dolcissima e buona, poi come souvenir due torroni particolari per le nostre famiglie.
                                               
                                                      

  La Boqueria si trova sulla Rambla, la via principale di Barcellona , ideale per fare acquisti, soprattutto per i souvenir. E' una strada abbastanza larga circondata da alberi e negozietti,ma anche da bar a la modè, un modo piacevole per trascorrere il pomeriggio.
A questo proposito, vi racconto un aneddoto, sulla guida (sì, io l'ho comprata cartacea e me ne vanto!) della National Geographic consigliava una cioccolateria antica nascosta in una delle stradine secondarie. Abbiamo cercato per più di un'ora ma niente, non l'abbiamo trovata! Sarà incantata, chi lo sa?








Questi due scorci raffigurano invece un'altra immensa opera di Gaudì, il Park Guell.
 Il parco, costruito sopra un'altura da cui si gode di un panorama perfetto della città, ha le sembianze di un posto fatato, ci sono boschi di pietra, panchine composte da mosaici, case che sembrano fatte di zenzero e tantissimo verde. Un luogo magico, meraviglioso. 




 Queste invece sono casa Milà (chiamata anche La Pedrera) e caso Batllò, due case private che Gaudì ha costruito nei primi anni del Novecento e in cui possiamo vedere come il suo legame con la natura fosse forte.Tutto si ispira ad essa, anche i disegni geometrici.
Hanno tratti particolari, si elevano rispetto agli altri palazzi ma non stonano, ad essi sono complementari. 
La Pedrera sembra una roccaforte inespugnabile,e invece, poi, all'interno il cortile sembra quello di un castello con scale a chiocciola, gradini larghi e piante che le incorniciano. 
Casa Batllò, invece, è una casa sott'acqua. Tutto dall'ingresso al portico, per finire al tetto, richiama le acque del mare e le sue creature, grazie anche a moderne audioguide, in cui non sono mancati effetti sonori davvero suggestivi. Attraverso delle porte di vetro che affacciano sul cortile, guardate che effetto! Non vi sentite anche voi delle sirene? 





Una menzione doverosa, per gli amanti del calcio e non, all'immenso stadio del Barcellona, il camp Nou. La squadra bluegrana è la più titolata degli ultimi tempi e di questo ha fatto un business eccellente. Esiste un parco enorme dove ci sono store,in cui acquistare maglia del proprio beniamino, anche autografata e il Museo dove si possono vedere i palloni d'oro di Messi, i trofei della Champions League, video multimediali delle partite più importanti, tutti i trofei storici e si può persino cantare l'inno con delle apposite cuffie. Lo stadio è visitabile in ogni suo punto, persino la cappella, la sala stampa e gli spogliatoi! Insomma, non manca davvero nulla. 



Per chi potesse stare più a lungo, consiglio lo spettacolare museo dedicato a Dalì, che si trova a Figueras, località fuori Barcellona. Tutto, dalla struttura ai quadri esposti all'interno, sono surrealisti, proprio come lo stile di questo eccentrico pittore, che ha fatto della sua vita un'arte e dell'arte la sua vita. 


 Merita di essere visitata anche il quartiere de la Barceloneta,la città antica che vive di commistioni romane e arabe e che abbraccia anche il lungomare dove si trovano i locali della movida spagnola. 




'Un viaje es una experiencia maravillosa, que te forma como hombre y como ciudadano'


Spero che vi sia piaciuta questa panoramica generale di una città,per la quale le parole da spendere non sono mai troppe e vi aspetto domani con nuovi post!

Bacioni, Cris






martedì 1 marzo 2016

Let's talk about #3

Buongiorno e bentrovati cari sognalettori! Dopo un lunedì NERO, oggi sono carica e dopo aver fatto le ore piccole per alcuni eventi molto importanti, approfitto della rubrica 'Let's talk about' per parlarvi di una delle mie autrici preferite, Bianca Marconero. 


Autrice di indiscusso talento, recentemente ha pubblicato con  la Newton Compton 'La prima cosa bella'. Felice della sua disponibilità, le ho posto alcune domande. Curiosi? Let's go! 


Ciao Bianca, sono felicissima di poter ospitare una scrittrice di enorme talento come te sul mio blog. Grazie mille per la tua gentilezza. 

Non vedevo l'ora , contenta di essere in tua compagnia.


Partiamo da ‘La prima cosa bella’ in uscita per la Newton il 9 febbraio, il libro è ricco di dettagli su film, fumetti e colonne sonore. Si può dire che Dante abbia molto di te? Anche tu sei una nerd!

Sono cresciuta in una fumettria, quando le fumetterie ruotavano  intorno alle opere di Hugo Pratt, Guido Crepax, Vittorio Giardino, Magnus, i manga non venivano tradotti, e nasceva il nuovo fumetto americano. L'identità nerd neanche esisteva. Quindi sono un nerd ante litteram. Lo sono oggi, con una figlia che una figlia che scrive fanfiction dei Pokemon  per Wattpad, un figlio che vuol vincere l'oscar con il proprio film "battaglie robotiche"  e un marito che ha una stanza dei giochi con trentacinque console di videogames e un suo canale YouTube. Non credo di aver mai vissuto un giorno della mia vita che non fosse immerso nella cultura pop.


Qual è il tuo film preferito?

Apollo 13. Sul serio.


 Invece, per i fumetti, sei più Marvel o DC Comics?

DC Comics. Ho spesso sentito dire che le storie DC sono più mature. Io  le trovo, semplicemente, più spiazzanti, più improbabili. Devi stare al gioco senza alcuna possibilità di immedesimarti.


Dante è davvero uno scapestrato, saresti la migliore amica o la fidanzata di un tipo così?

Nessuna delle due cose, perché Dante sono io. È raro andare d'accordo con se stessi, ma "fidanzarsi" sarebbe da folli.



La prima cosa bella nasce come self, quanto è difficile farsi largo nella narrativa italiana senza un supporto editoriale?

Io sono molto fatalista. Succedono le cose che devono succedere. Promuovo i miei libri LEB, perché dietro c'è un investimento nel quale ho il dovere morale di rientrare. Ma non credo che la promozione sia la chiave. Parlando di esordi, ci sono percorsi rapidi, che toccano, in genere, a libri generalisti,  comprensibili e immediati, e  percorsi lenti che toccano a libri più difficili da spiegare ed accettare.


Come ti sei sentita dopo aver firmato il contratto con la Newton? E’ un editore grande e la distribuzione è molto ampia.

Felice. Per cinque minuti.


Su un’intervista ho letto che non avresti piacere a lavorare ancora con la Newton, come mai?

Sì, non ne faccio mistero, per me l'esperienza con NC  si limiterà a La prima cosa bella. Non ho altre storie per loro.


 Continuando a parlare di CE, un editore che invece ha avuto da sempre piena fiducia in te è la LEB che ha pubblicato Albion e Ombre, che i tuoi fan venerano (Alza la mano e si agita per Marco). Quanto sei legata a questo progetto e a questa casa editrice?

Immensamente. L'etica  professionale  di LEB è, per la mia piccola esperienza, senza paragoni.



Passando al ciclo arturiano, Albion è il libro della scoperta, Ombre il libro della presa di coscienza e della maturazione.. Cosa dobbiamo aspettarci da Eredità?

Eredità secondo me è un libro di "avventura"  o un action, se preferisci. Si dedica un certo spazio alle interazioni tra i personaggi e alla loro evoluzione emotiva, ma non è più questo l'aspetto centrale della storia. Coi libri del Primo Anno (Albion e Ombre) ho potuto portare i personaggi dove volevo. Ora sono pronti per affrontare la storia che avevo in mente.



Hai scritto due novelle, una incentrata sul personaggio di Samira e una su quello di Riccardo, di cui aspettiamo l’uscita. Come ti sei rapportata a questi due personaggi? Sono sicuramente più complessi dei nostri amati protagonisti.

Samira  aveva bisogno di un suo spazio, perché non potevo raccontare il suo background. il principe spezzato invece  si occupa, come dici giustamente tu, di Riccardo, ma anche di Morgana. È a tutti gli effetti un prequel. Questo nasce da una motivazione molto personale. Nell'elaborazione del lutto esistono, secondo la psicologia, cinque fasi. Ecco, io sarei per aggiungerne una sesta: il bisogno di metabolizzare, attraverso l'invenzione, un'esperienza reale. Perché se vivi la morte di qualcuno che doveva invecchiare con te  quello diventa un punto fermo della vita che ti resta. E a distanza di anni il mio lutto è ancora lì. E questo libro è un modo per elaborarlo.

Lance sempre così perfetto, verrà scosso da qualcosa o da qualcuno? Se sì, quando?

Eccome! Deciderà di mettersi in gioco e rischiare, ma visto che la vita non si pianifica o decide non finirà come si era aspettato.


Ciao Lance! Hahaha 

Un aggettivo per ogni personaggio di Albion

Marco è elementare. 
Helena è impulsiva. 
Deacon, matto. 
Erek generoso e, infine,  Lance   è… Lance (aggettivato)


Qual è il personaggio di cui hai scritto a cui sei più legata? C’è un motivo in particolare?

Forse Deacon, gli sono grata per essere così straordinariamente chiaro nella mia testa, così pieno di manie e idiosincrasie, un mix impagabile (per me che scrivo) di comicità e tragedia. Anche Marco ha una gravità tragica e al contempo si presta, per la sua mancanza di perspicacia, alla linea comica, ma Deacon ha il vantaggio di essere più brillante, quindi, dal punto di vista narrativo, più interessante.


Qual è la tua ship preferita di Albion?

Marco e Helena. Mi fanno tenerezza, rabbia e pena. La mia versione, parafrasando, di I can't live with or without you.


Domanda un po’ più personale, da dove nasce il tuo pseudonimo?

Sono i nomi dei miei figli: Bianca Maria e Marco Nero.


Quali sono i tuoi progetti futuri? Dobbiamo aspettarci qualcosa oltre il ciclo arturiano?

Purtroppo no. Ho vincoli che mi legano e dureranno così tanto da farmi passare voglia e ispirazione. Fortunatamente  Albion è del tutto libero da questi vincoli.  Mi dedicherò a concludere le vicende dei miei ragazzi, consumando la tastiera del PC.
E, per la cronaca, i tasti davvero consumati sono I-O-L-M-N-A-C- e non a caso sono lettere presenti in "marco" e in "albion".

Il mio cuore si è spezzato dopo questa risposta! 

Grazie mille Bianca per tutto! Per aver risposto a queste domande, per essere sempre così disponibile, per essere un’autrice che amo con tutto il cuore, per i tuoi libri che adoro. GRAZIE!! 

Ma sono io che ti dico grazie, davvero, incappare in qualcuno che accetta le mie storie per quello che sono è stata la più grande fortuna che potesse capitare a me e ai miei libri.



                     Sperando che vi sia parsa interessante, vi mando un grande bacio! 
                                                                           Cris


mercoledì 14 ottobre 2015

Blogger Love Project: The Unpopular Bookish Opinion Tag

Rieccomi, lettori! Ritorno con il Blogger Love Project! Sto cercando di recuperare le minichallenge e oggi tocca al secondo giorno durante il quale con un tag presenteremo le nostre opinioni impopolari!


THE UNPOPULAR BOOKISH OPINION TAG

A chi non è mai successo di odiare quel libro che praticamente tutti ti avevano consigliato?Questo tag è dedicato a tutte quelle volte in cui la tua opinione su un libro o una saga non rispecchiava il parere della maggior parte dei lettori.

1. Un libro popolare che non ti è piaciuto. Per niente.

Il ritratto di Dorian Gray. Mi spiace ma è stata una delusione pazzesca. Troppo lento, personaggi che non mi ispiravano un briciolo di empatia, descrizioni superflue. Sarà anche un classico della letteratura ma io l'ho odiato.

2. Una serie che tutti odiano, ma che tu ami.

Sono una delle poche in Italia che ama la serie di Kiera Cass 'The Selection', per molti la trama è scialba e le votazioni non sono andate oltre le tre stelline. Io invece l'ho adorata, sarà che sono una eterna romantica e adoro le ambientazioni fiabesche.Maxon è l'uomo ideale.



3.Un triangolo amoroso in cui la tua ship non ha avuto la meglio.

Nella serie di Allie Condie, 'Matched' , avrei voluto che la mia adorabile protagonista Cassia stesse insieme a Xander e non a Ky ma l'autrice non mi ha accontentata. Questa serie merita di essere letta, la Disney ne ha comprato i diritti per la produzione del primo film, quindi ne approfitto e vi dico leggetelo!




                                    4. Un genere letterario che non ami molto.

Sentite, mi spiace per i più ma io gli erotici proprio non li tollero. Nessuna costruzione di fondo, nessuna caratterizzazione dei personaggi. Solo sesso. E a questo punto, piuttosto che leggerlo meglio farlo direttamente con i propri partner. Si bruciano calorie e le coccole sono sempre ben accette. Un esempio lampante è il libro di Elisa Gentile, ' Non meriti un minuto in più del mio amore' , terribile da ogni punto di vista.

            5.Un trend popolare che ti ha stufato (insta-love, triangoli amorosi ecc.) 

Solitamente fra un libro e l'altro di uno stesso genere passa un romanzo di diverso stampo quindi non mi trovo a leggere e rileggere qualche clichè fastidioso. Forse una cosa che mi irrita particolarmente è l'obbligo forzato sentito dagli autori di inserire nella costruzione di qualsivoglia storia di un triangolo amoroso. Ma perchè,innamorarsi di uno solo senza tentennamenti, no eh? 


         6.Una serie popolare che non hai nessuna intenzione di iniziare. 

After di Anna Todd  e 50 sfumature. Assolutamente! Proprio per coerenza di quanto detto sopra, io non amo i protagonisti che hanno problemi mentali e sono degli psicopatici. Niente Hardin, anche senza conoscerti, ti odio. Visceralmente. 


I libri sono pietosi ma questa trovata pubblicitaria anche peggio. La mia Jane è lì! :c 
Non temere, ti salverò!


                                                             Bacioni, a presto, Cris!